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Allevatori Custodi: bilancio di un anno tra radici e futuro

by ANNALISA PARISI

Allevatori Custodi: bilancio di un Anno tra radici e futuro. L’importanza della conservazione per il 2026, l’anno dei Pastori e dei pascoli

Mentre le luci del 2025 si abbassano, è tempo di tirare le somme. Non è stato solo un anno di convegni e relazioni tecniche; è stato l’anno in cui ribadito tout court che la biodiversità non è un museo, ma la nostra assicurazione sul futuro.

📈 Il Trend: Non solo Bio, ma rigenerativo

Il 2025 ha segnato una svolta: il mercato non chiede più solo “biologico”, ma “rigenerativo”. L’interesse per l’agricoltura rigenerativa è esploso (con un incremento massiccio delle ricerche e degli investimenti), confermando che il lavoro che stiamo facendo con gli Agricoltori Custodi è la risposta giusta alla domanda del momento. Riscoprire razze autoctone non è nostalgia quanto piuttosto strategia.

🌍 La Transumanza: oltre il folklore

Con la proclamazione del 2026 come Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, la nostra Transumanza – già patrimonio UNESCO – esce definitivamente dai confini del rito bucolico per diventare un modello di gestione del territorio.

  • Perché conta? In un’estate 2025 segnata da anomalie termiche (+3°C sopra la media in molte aree del Centro Italia), i pascoli d’altura si sono confermati baluardi contro il dissesto idrogeologico e sentinelle della risorsa idrica.

🛡️ L’Agricoltore/Allevatore Custode: il “NUOVO” mestiere del secolo

La Commissione Europea, nella sua recente Visione Strategica per l’Agricoltura, ha messo nero su bianco un concetto che ripetiamo da tempo: l’agricoltore è il custode della natura.

  • L’Atlante delle RGVA non è solo un libro: è la mappa della nostra resistenza genetica.
  • La Formazione non è solo burocrazia: è lo strumento per dare dignità economica a chi decide di restare nelle aree interne.

✨ Il Messaggio “Delicato” per il 2026

Se c’è una cosa che questo anno ci lascia, è la consapevolezza che la tecnica senza empatia è sterile. Possiamo parlare di indici di consanguineità e di droni per il monitoraggio (l’Agricoltura 4.0 è ormai realtà), ma il cuore pulsante resta umano.

Essere un “Custode dei Custodi” significa riconoscere che dietro ogni razza salvata c’è una famiglia che resiste. Il nostro augurio per il nuovo anno è di continuare a guardare al mondo rurale con la gratitudine che merita.


Il 2026 è l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori: perché riguarda il futuro di tutti noi

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sotto la spinta della FAO, ha ufficialmente lanciato il 2026 come l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori (IYRP). Non si tratta di una celebrazione nostalgica di un mondo che scompare, ma di un atto politico e scientifico necessario: riconoscere che la tutela della biodiversità globale passa inevitabilmente attraverso le mani — e gli armenti — di chi vive nelle terre più svantaggiate del pianeta.

Un ecosistema dimenticato sotto i nostri piedi

Quando pensiamo alla conservazione, spesso immaginiamo foreste pluviali o barriere coralline. Tuttavia, i pascoli occupano il 54% della superficie terrestre. Sono immensi serbatoi di carbonio, fondamentali per la regolazione del clima, e ospitano una varietà genetica animale e vegetale che non ha eguali.

Eppure, questi ecosistemi sono oggi tra i più minacciati:

  • Degrado del suolo: L’espansione agricola intensiva e lo sfruttamento eccessivo stanno trasformando i pascoli in deserti.
  • Cambiamento climatico: Siccità prolungate mettono a rischio la resilienza di queste aree.
  • Abbandono delle terre: Senza pastori, i pascoli si chiudono, perdendo biodiversità e aumentando il rischio di incendi devastanti.

Il Pastore come Custode della Biodiversità

Il cuore di questa iniziativa FAO è la rivalutazione del pastoralismo. I pastori non sono semplici “produttori e produttrici“, ma veri e propri gestori ambientali. Attraverso la transumanza e la turnazione dei pascoli, queste comunità:

  1. Mantengono i corridoi ecologici: permettono il movimento delle specie e la dispersione dei semi.
  2. Prevengono il dissesto idrogeologico: Lla presenza umana e animale costante garantisce la manutenzione dei versanti montuosi e delle zone aride.
  3. Preservano razze rare: la pastorizia tradizionale è l’ultimo baluardo contro l’omologazione genetica dell’industria della carne.

“I pastori sono gli occhi di territori che altrimenti rimarrebbero vulnerabili. Celebrare il loro lavoro significa proteggere il capitale naturale del pianeta.”

Il 2026 è l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori

Verso il 2026: una chiamata all’azione

Per noi di SaveTheBiodiversity, l’iniziativa della FAO è un segnale chiaro. Non esiste conservazione della natura senza il coinvolgimento delle popolazioni locali. L’obiettivo dell’Anno Internazionale è duplice:

  • Politico: chiedere ai governi incentivi diretti per chi pratica la pastorizia sostenibile.
  • Culturale: educare il consumatore a scegliere prodotti derivati da allevamenti al pascolo, riconoscendone il valore ecologico superiore.

La sfida è aperta: il 2026 deve essere l’anno in cui il “grido” delle terre alte e delle steppe diventi finalmente argomento di interesse pubblico.

Annalisa Parisi – Centro Studi per la Biodiversità PASSIONECAITPR

Il 2026 è l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori

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