Tre Storie, una data: il 17 Gennaio si spalanca una finestra sulla Cultura
Ci sono date che nascono dall’intersezione di eventi apparentemente distanti, eppure profondamente connessi. Il 17 gennaio 2026 è una di queste: mentre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella inaugurerà ufficialmente L’Aquila come Capitale Italiana della Cultura, nel cuore delle nostre montagne si celebrerà Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e patrono degli allevatori. E c’è di più: il 2026 è stato proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori.
Non è una coincidenza, è convergenza. È un segno dei tempi che ci invita a ripensare il rapporto tra cultura, natura e comunità.
L’Aquila città multiverso: oltre la ricostruzione fisica
Il dossier di candidatura “L’Aquila Città Multiverso” ha vinto per la sua capacità visionaria di intrecciare dimensioni multiple dell’esistenza: multiculturalità, multiproducibilità, multidisciplinarità, multinaturalità e multitemporalità. Cinque “multi” che non sono solo categorie concettuali, ma modi concreti di abitare questo territorio ferito dal sisma del 2009 e resiliente per vocazione.
Come Ambasciatori di questo progetto, noi di PASSIONECAITPR abbiamo scelto di focalizzarci sul filone della Multinaturalità – in Armonia con l’Ambiente, perché crediamo che la vera cultura passi attraverso la comprensione profonda del nostro legame con la terra, con gli ecosistemi, con le specie che condividono questi spazi.
E quale territorio meglio della Provincia dell’Aquila, con i suoi 41 comuni del cratere sismico, può incarnare questa visione? Qui, tra il Gran Sasso e il Sirente-Velino, tra altopiani e valli, si intrecciano da millenni storie umane e naturali che hanno plasmato paesaggi, biodiversità e identità culturali.
Il 2026: anno internazionale dei Pascoli e dei Pastori
Pochi sanno che il 15 marzo 2022, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la risoluzione che dichiara il 2026 Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori (IYRP). Non si tratta di folklore o nostalgia, ma del riconoscimento di dati scientifici incontrovertibili.
Numeri che dovremmo conoscere
I pascoli coprono il 54% della superficie terrestre del pianeta. Sono il nostro ecosistema più esteso, eppure anche il più minacciato e il meno protetto. In Abruzzo, come in molte aree montane italiane ed europee, questi spazi stanno vivendo una drammatica fase di abbandono.

La pastorizia sostiene la vita di oltre 800 milioni di persone nel mondo. Non parliamo solo di allevatori, ma di intere filiere economiche, comunità rurali, saperi artigianali, tradizioni gastronomiche che dipendono dalla presenza attiva dell’uomo e degli animali domestici nei pascoli.
I sistemi pastorali hanno un’impronta ecologica irrisoria rispetto agli allevamenti intensivi. Mentre la zootecnia industriale contribuisce massicciamente alle emissioni di CO2 e al consumo di risorse idriche, la pastorizia estensiva si basa su pascoli naturali auto-rigeneranti, richiede poca energia da combustibili fossili e ottimizza l’equilibrio tra produzione e sostenibilità.
Il pascolo previene gli incendi. Gli animali al pascolo consumano la vegetazione che altrimenti diventerebbe combustibile per gli incendi estivi, un tema sempre più urgente con il cambiamento climatico.
I pascoli gestiti in modo sostenibile rappresentano la più grande riserva di carbonio del pianeta. Il sequestro di carbonio nei suoli dei pascoli è un servizio ecosistemico fondamentale per la mitigazione climatica.
Oltre i numeri: il valore culturale della pastorizia
Ma c’è qualcosa che i numeri non possono raccontare completamente: il pastoralismo è una forma di vita dinamica, connessa a ecosistemi, culture, identità, conoscenze tradizionali ed esperienze storiche di convivenza con la natura. La risoluzione ONU lo riconosce esplicitamente.

In Abruzzo, terra di transumanza patrimonio immateriale UNESCO dal 2019, questo significa secoli di movimenti stagionali tra montagna e pianura, la costruzione di tratturi larghi quanto autostrade moderne, lo sviluppo di razze animali adattate al territorio, la valorizzazione di formaggi e salumi che oggi rappresentano presidi Slow Food.
Sant’Antonio Abate: Il santo ponte tra tradizione e futuro
Non è casuale che il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, sia tradizionalmente dedicato alla benedizione degli animali. Questo santo del IV secolo, eremita egiziano, è diventato nel tempo il protettore non solo degli animali domestici, ma di tutto il mondo rurale fatto di allevatori ed agricoltori.
Nelle nostre comunità montane, Sant’Antonio è ancora oggi occasione di ritrovo, di rinnovamento del legame tra uomo e animale, di riconoscimento del valore della cura reciproca.
Celebrare oggi Sant’Antonio, mentre si inaugura L’Aquila 2026 e mentre il mondo si prepara all’Anno dei Pascoli, significa riconoscere che la cultura non è solo quella dei musei e dei teatri. È anche, e forse soprattutto, quella delle pratiche quotidiane che tengono insieme persone, animali, paesaggi e saperi.

Tre Storie, una data: il 17 Gennaio si spalanca una finestra sulla Cultura
1. La biodiversità come infrastruttura culturale
La biodiversità non è un ornamento del paesaggio né un concetto astratto: è un’infrastruttura vivente che sostiene la stabilità ecologica, economica e sociale dei territori. I sistemi pastorali tradizionali, fondati su pascoli permanenti e allevamento estensivo, rappresentano uno dei più efficaci dispositivi di conservazione dinamica della biodiversità, come riconosciuto dalla letteratura scientifica e dalle principali istituzioni internazionali.
Promuovere la biodiversità significa quindi produrre cultura, perché implica conoscenza dei sistemi complessi, capacità di lettura del territorio e responsabilità intergenerazionale.
2. Gli animali come soggetti ecologici, non come simboli
Gli animali allevati non sono residui del passato né semplici icone emotive. Sono soggetti ecologici che partecipano attivamente ai processi di gestione del paesaggio, al ciclo dei nutrienti, alla conservazione degli habitat aperti e alla diversità genetica.
PASSIONECAITPR e SAVETHEBIODIVERSITY promuovono una visione scientificamente fondata del rapporto uomo–animale, restituendo centralità alla funzione ecologica e culturale delle specie e delle razze locali.
3. I pascoli come presidio territoriale e climatico
I pascoli non sono spazi marginali, ma presìdi attivi contro l’abbandono, il dissesto idrogeologico e l’omologazione del paesaggio. Una gestione pastorale corretta contribuisce alla resilienza climatica, alla conservazione del suolo e alla riduzione del rischio ambientale.
Riconoscere il valore dei pascoli significa riconoscere il ruolo dei pastori come custodi di un sapere tecnico ed ecologico stratificato, oggi più che mai necessario per affrontare le sfide del cambiamento climatico.
4. La cultura come pratica, non come celebrazione
La cultura non si esaurisce negli eventi, ma si costruisce attraverso pratiche quotidiane, scelte produttive, modelli educativi e politiche territoriali. In questo senso, allevamento sostenibile, tutela della biodiversità e divulgazione scientifica sono atti culturali a pieno titolo.
Nel contesto di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, PASSIONECAITPR rivendica una cultura capace di includere il mondo rurale, pastorale e zootecnico come parte integrante del patrimonio vivo del Paese.

5. Divulgare per responsabilità, non per semplificazione
La divulgazione è uno strumento di responsabilità pubblica. Parlare di biodiversità, pascoli e animali significa assumersi il compito di comunicare la complessità senza tradirla, rendendo accessibili i contenuti senza impoverirli.
PASSIONECAITPR con SAVETHEBIODIVERSITY si impegna a costruire un racconto basato su evidenze scientifiche, fonti autorevoli e competenze tecniche, capace di dialogare con cittadini, istituzioni, scuole e operatori del settore, contribuendo a una cittadinanza ecologica più consapevole.
Un grande inizio
Il 17 gennaio, giorno simbolicamente dedicato agli animali, inauguriamo un percorso che unisce cultura, scienza e territorio. Un percorso che riconosce nei pascoli, negli animali e in chi se ne prende cura non un’eredità da proteggere passivamente, ma una risorsa viva per immaginare il futuro.
Annalisa Parisi – Centro Studi per la Biodiversità PASSIONECAITPR
Ambasciatori della Cultura per L’Aquila 2026
